Le dieci canzoni più belle da cantare appena arrivati a Milano

Ai piedi delle alpi italiane, in una vallata che immette nella Val Padana, da oltre 2500 anni c’è una città che accoglie i popoli che, superato il valico del Ticino, migrano nella penisola italica.
Costruita dapprima dalle popolazioni celtiche come un piccolissimo agglomerato di poche casupole (Medhelan), conquistato poi dai romani nel 222 a.C. e fatto diventare – dopo opportuna bonifica – un grande centro di scambio merci e di commercio, Mediolanum, conosciuta oggi come Milano, è la seconda città più grande ed importante d’Italia dopo Roma.

Come Roma, Milano ha una storia millenaria ed importantissima, non solo per l’Italia e per l’Europa, ma per tutto l’occidente in generale: fu esattamente nel capoluogo lombardo che, nel 313 d.C., i due duci dell’Impero Romano, Costantino e Licino, stilarono il famoso editto che, di fatto, sanciva la fine delle persecuzioni romane contro i cristiani e, primo caso assoluto nella storia mondiale, apriva la libertà di culo – di qualsiasi culto – a tutti i cittadini dello stato più tecnologicamente e socialmente avanzato dell’epoca.

Nel corso dei secoli, Milano ha affrontato le gioie ed i dolori di tutt’Italia, spezzettata in stati e staterelli vari dopo la caduta di Roma: dalla dominazione spagnola a quella austriaca, Milàn è da sempre stata il baluardo delle popolazioni latine (italiche in primis), e ha sempre pagato in prima persona, spesso col sangue, qualsiasi rivoluzione liberale della penisola.
Città sempre vivida e fervente, assieme a Napoli già pesantemente industrializzata verso la fine del XIX secolo, focolaio dei moti repubblicani rivoluzionari e simbolo della resistenza degli italiani al dominio austro-ungarico, Milano ha visto nascere il Regno d’Italia e lo ha visto anche – paradossalmente – finire: fu proprio lì nel capoluogo meneghino che, dopo aver malamente perso una scellerata guerra mai voluta da nessuno, il cadavere di Benito Mussolini fu barbaramente impiccato a Piazzale Loreto, permettendo con questo l’inizio della Repubblica Italiana.

“Milàn l’è un gran Milàn”, del resto: motore industriale, finanziario ed economico dell’Italia del dopoguerra, ‘da bere’ durante i frivoli e vanesi anni ’80, da fine anni ’90 in poi è diventata sempre meno metropoli italiana e sempre più grande metropoli europea: i suoi ultimi 15 anni sono stati esaltanti sia dal punto di vista economico che urbanistico, facendone forse la sola – con alcune parti di Roma permettendo – grande città del paese a poter competere grossomodo alla pari con le altre realtà europee.
Ogni anno Milano accoglie, per motivi di studio, lavoro o di cure mediche, migliaia di nuovi cittadini, speranzosi di potersi rifare una vita in una realtà che sembra – fortunatamente – sempre più distaccarsi dalla deprimente media italiana.
Se quindi siete in procinto di trasferirvi a Milano e cominciare la vostra nuova vita, cosa c’è di meglio del farlo portando con sé la musica più bella di fior fior di cantautori ed artisti che hanno decantato, o quantomeno raccontato, la perla (grigia ma affascinante) della pianura padana?
Ecco a voi dieci canzoni su Milano composte da alcuni dei più grandi artisti italiani (e non solo!), tutte da cantare a squarciagola!
Buona lettura!

I treni a vapore
Ivano Fossati – 1991

Ivano Fossati

Sapete qual’è, tra le tante disgrazie che possono colpire la già non sempre facile vita di un uomo, una delle cose peggiori in assoluto?
Sapere che la persona un tempo amata non ricorda più neppure il nostro nome.
Con questa terribile sensazione malinconica, Ivano Fossati scrive ad inizio anni ’90 del 1900 una canzone struggente, grigia e disillusa: un capolavoro assoluto, stilisticamente perfetto, dove Milano è lo specchio preciso di un animo disincantato, che si consola ripetendosi il classico mantra che tutto, esattamente come i treni a vapore, prima o poi passerà. 
Canzone tra le più intime e introspettive di Fossati, è stata portata al successo da Fiorella Mannoia nel 1992, con l’album omonimo “I treni a vapore”.
Fantastica una versione live d’inizio anni 2000 cantata in quartetto dalla stessa Mannoia, da Pino Daniele, da Francesco De Gregori e da Ron.

La ballata del Cerutti
Giorgio Gaber – 1960

Giorgio Gaber

Nella Milano del ‘boom economico’ italiano d’inizio anni ’60, destinazione preferita da centinaia di migliaia di italiani meridionali immigrati al nord in cerca di lavoro e benessere, un govanissimo e simpatico scansafatiche meneghino, Gino Cerutti, viene arrestato proprio mentre tenta di rubare una Lambretta.
Questo fatto, di per sé irrilevante, viene narrato dal genio di Giorgio Gaber sulle note di una strampalata e surreale ballata, che il grande cantautore meneghino stesso definisce, ad inizio brano, di qualità non così eccelsa rispetto a tante altre ben più famose ed apprezzate.
Il ritornello della canzone, che poi in realtà assomiglia molto più ad una filastrocca, è diventato nel corso dei decenni popolarissimo: i rimandi allo storico quartiere del Giambellino – zona un tempo estremamente popolare ed abbastanza malfamata di Milano – e il soprannome di ‘Drago‘ che gli amici del bar di quartiere avevano dato al Cerutti sono pezzi di storia della musica leggera italiana.
Capolavoro di un’Italia e di una Milano che per davvero non c’è più, di un grandissimo cantautore che ci ha lasciato forse troppo presto.

Milano
Alex Britti – 2000

Alex Britti

Molti dicono che non ci sia cosa peggiore per un romano di vivere in una qualsiasi città che non sia Roma.
Questo non sempre è vero, ma per il giovane Alex Britti di inizio anni 2000, forzato a passare ben un anno intero nel capoluogo meneghino con il panorama di ‘una finestra che si affaccia sul cemento’, la sofferenza si trasforma in un’incredibile occasione per scrivere (forse) la più bella canzone d’amore per Milano.
Accompagnate dall’eccellente qualità delle corde della chitarra del cantautore romano, le parole di “Milano” sono una poesia meravigliosa, triste e malinconica che cozza contro un periodo della città anzi particolarmente florido e propositivo, come quello d’inizio secolo.
Un grande atto d’amore verso Milano di uno dei più grandi bluesman italiani degli ultimi decenni.

Innamorati a Milano
Memo Remigi – 1965

Memo Remigi

Milano è una città con tantissimi pregi, laboriosa e che, specie negli ultimi anni, è riuscita ad adeguarsi perfettamente agli standard europei, migliorando moltissimo la qualità di vita dei suoi residenti.
Quello che forse non è, o almeno che non è primariamente, è una città romantica… Nel senso ‘artistico‘ del termine.
In effetti, specie negli anni ’60, la metropoli milanese non poteva di certo competere in bellezza architettonica con città monumentali come Roma, Firenze, Venezia e Napoli, molto più appetibili per i turisti ed infarcite di posti storici e meravigliosi.
Eppure, il cantautore milanese Memo Remigi riesce a trovare il bello dell’essere innamorati anche nel grigiore del centro milanese, componendo un melodico pezzo divenuto, col tempo, un classico della musica romantica leggera italiana.
Anche dopo più di cinquant’anni comunque, e con una Milano quasi del tutto trasformata e molto meno ‘grigia‘, continua ad essere effettivamente molto strano essere innamorati sotto la Madonnina.
Canzone evergreen, conosciuta al grande pubblico principalmente per le belle interpretazioni che fece Ornella Vanoni nel corso degli anni.

Nustalgia de Milan
Giovanni D’Anzi / Alfredo Bacchi – 1939

Giovanni d’Anzi

La vita dell’italiano emigrato non è stata facile nel corso dei secoli, e per certi aspetti non è facile neppure ora, a ben vedere.
Se però oggigiorno si emigra principalmente per motivi di studio o di carriera, un secolo fa si emigrava per evitare di morire di fame (o di malattia, od entrambe le cose).
Con questo spirito e conoscendo la tristezza profonda dei suoi connazionali forzatamente emigrati, principalmente in Sudamerica, Giovanni D’Anzi scrive nel 1939 una delle più belle canzoni sulla sua Milano, cantandola attraverso gli occhi (ed il dialetto meneghino) di un milanese in piena crisi nostalgica per la sua città.
Canzone che strappa ben più di un’emozione specie per chi è assente da Milano da tanto tempo, e vorrebbe ritornare alla sua città il più presto possibile. 

Milano e Vincenzo
Alberto Fortis – 1978

Alberto Fortis

Certo che, alla fine degli anni ’70 del 1900, il cantautore domese Alberto Fortis doveva odiare proprio un bel po’ il suo discografico Vincenzo Micocci, per dedicargli una canzone non proprio edificante, in cui addirittura lo minacciava di morte violenta per mezzo di… Un colpo di pistola!
In realtà, l’odio di Fortis per il Micocci aveva origini prettamente economiche: il produttore, avendo fondato la famosa etichetta IT ed avendo messo sotto contratto giovani di ottime prospettive come Antonello Venditti,  Francesco De Gregori e Rino Gaetano, lasciava ‘a far polvere’ proprio il Fortis, impedendogli di fatto di produrre alcunché.
Una tattica comunque abbastanza comune all’epoca anche per altre etichette e major.
Da qui, l’odio del buon Alberto per il Micocci, e la relativa e conseguente canzone.
Canzone che, forse proprio per il suo grottesco livore, tutto sommato ironico, è diventata estremamente famosa nel corso degli anni.
Uno dei pochi pezzi veramente famosi del Fortis, che non riuscì mai a bissare di successo. 

Luci a San Siro
Roberto Vecchioni – 1971

Roberto Vecchioni

Gli amori passati, si sa, specie quelli tormentati e tragici, sono capaci di accompagnarci col loro ricordo per molti anni, a volte per tutta la vita.
Anche per il Professor Vecchioni, ad inizio anni ’70, la situazione non doveva essere molto piacevole, né a livello amoroso e né lavorativo: costretto dai suoi discografici a scrivere canzoni commerciali (‘mainstream‘ diremmo noi oggigiorno), lasciatosi con la sua ex morosa in una città persa nella nebbia e nel freddo.
Col ricordo di lei e di una partita allo stadio, il buon Prof scrive così uno dei suoi pezzi più famosi e riconosciuti, un vero e proprio ‘cavallo di battaglia’ nonché una delle canzoni più sentite ed accorate su Milano.
A volte, viene proprio da urlare a Milano di ‘portaci via’, in effetti; allora come ora.
Evergreen.

Il ragazzo della Via Gluck
Adriano Celentano – 1966

Adriano Celentano

Durante il decennio del cemento selvaggio, vero e proprio ‘El Dorado’ di palazzinari senza scrupoli che hanno letteralmente sommerso l’Italia di calcestruzzo, un giovanissimo Adriano Celentano paventava già il pericolo dell’iper-costruzione di case.
La periferica Via Cristoforo Gluck, ad inizio anni ’60 per davvero sperduta ben oltre i confini cittadini, era l’esempio perfetto per descrivere la cementificazione selvaggia del periodo, che cambiò profondamente ed in pochissimo tempo la faccia di tutta Milano, creando il reticolo della ‘Grande Milano’ che si può apprezzare al giorno d’oggi.
Un pezzo tra i più famosi di un artista ormai divenuto mostro sacro della canzone italiana, che davvero non ha bisogno di presentazioni.
Curiosità: Via Cristoforo Gluck ormai è diventata, proprio come previsione del ‘Molleggiato‘, non più via periferica ma via praticamente centrale di una città cresciuta ben oltre la misura!

O mi bela Madunina
Giovanni d’Anzi – 1934

Giovanni D’Anzi

E per concludere questa ‘top ten’ delle canzoni dedicate a (o su) Milano, non poteva mancare il più classico dei classici, la canzone divenuta simbolo della città e, sicuramente, la più famosa e riconosciuta dagli italiani: “O mi bela Madunina” di Giovanni d’Anzi è l’inno di battaglia di ogni buon meneghino, anche se ci sono alcuni aneddoti curiosi a proposito della sua composizione che non tutti sanno.
Ad esempio, è decisamente sbagliata (per non dire sconclusionate) l’idea che la canzone sia anti-meridionale, anzi: il D’Anzi, all’epoca pianista dell’allora noto locale “Pavillon Doré”, dipendeva lavorativamente quasi esclusivamente dai ‘terun‘ che all’epoca – come oggi – si riversavano in massa a Milano per lavorare.
I migranti meridionali, ovviamente, stanchi per i turni massacranti al lavoro, la sera si riversavano al locale e chiedevano al pianista di suonare qualche pezzo tipico delle loro terre d’origine.
Accortosi che la sua Milano, in effetti, all’epoca aveva ben poca musica tipica locale, si dice che in una sola notte il D’Anzi abbia composto di getto ‘Madonnina’, il primo titolo originario della canzone.

Canzone che è palesemente ironica e goliardica, e che fa scappare ben più di un sorriso anche per il milanese strampalato (a tratti, proprio inventato!) del d’Anzi, che tenta di paragonare città oggettivamente molto più belle, architettonicamente parlando, di Milano (come Napoli o Roma), ridendoci su ed affidandosi alla ‘Madonnina‘ che capeggia in alto sul Duomo.
Canzone geniale di un compositore altrettanto geniale, purtroppo mai ben apprezzata totalmente… Anche dai milanesi. 

Autore: Giorgio Fiorini

IT Project Manager

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