Le 11 canzoni (più delle sorprese) da cantare prima di lasciare Roma

Inutile girarci attorno: la fotografia che tutti i dati statistici scattano della città di Roma è impietosa come non mai.
Persa in un crisi senza fine, cominciata ad inizio anni 2000 dopo un decennio (gli anni ’90) di inaspettata e forte espansione, la Città Eterna sta vivendo uno dei suoi periodi peggiori: stra-indebitata, con un serissimo e cronico problema di raccolta, smaltimento e riciclo dei rifiuti, perennemente congestionata nel traffico e con livelli d’inquinamento da record, dal tessuto urbano ormai al collasso per l’attiva inefficienza di servizi di trasporto pubblico efficienti e capillari e, dulcis in fundo, sotto la morsa di una crisi economica d’impresa come difficilmente ne ha mai viste nella sua storia recente.

Insomma, i guai per l’Urbe sono seri, e di difficoltosa risoluzione: sotto le bordate del pasticcio di “Mafia Capitale” la debole amministrazione guidata da Ignazio Marino ha lasciato il posto (non senza veleni, polemiche ed accuse di complotto) alla cordata a cinque stelle che fa capo al nuovo Sindaco Virginia Raggi, votato con percentuali bulgare ma che ha dimostrato, in poco più di due anni dall’insediamento, una palese difficoltà gestionale di tutta la sua (più volte rimaneggiata) giunta.
Una situazione delicatissima, anche perché le compartecipate municipali come AMA (azienda della raccolta e gestione rifiuti) e l’ATAC (l’azienda TPL romana) sono indebitate come non mai per miliardi di Euro, senza seri piani industriali di ripresa.

La situazione economica mal messa di quella che fino a pochi anni fa era la città con il PIL più alto d’Italia si è fatta sentire anche a livello sociale e anagrafico: sempre più romani sono costretti a lasciare i sette colli, per tentar fortuna in città più vivibili, meno burocratizzate, più economicamente convenienti o, semplicemente, con più possibilità di lavoro e carriera.
Questa tendenza, ormai ben chiara, non si riscontra solo nella cittadinanza romana, ma anche nelle grandi aziende ed i gruppi finanziari nazionali, sempre più attirati da realtà più organizzate (come Milano) nelle quali spostare i loro asset e quartier generali.
Dopo una quantità considerevole di anni (anzi, secoli) Roma quindi sta conoscendo per la prima il fenomeno dell’emigrazione e non dell’immigrazione, peraltro con percentuali di tutto rispetto.
Lasciare Roma è, per un romano, una scelta non facile: il profondo legame che lega la città ai suoi figli nativi è sovente fortissimo e, sempre solitamente, viene spezzato solo per cause di forza maggiore… O di crisi maggiore!
Dire addio al Colosseo e a San Pietro non è mai facile, ma quando si deve fare forse è meglio farlo con della buona musica.
Ecco a voi quindi undici canzoni su Roma che possono in parte lenire la partenza dall’Urbe, composte, cantate e scritte nel corso dei decenni da artisti di grande valore, che hanno saputo cogliere magari anche solo un attimo di quella sensazione magica che si prova quando si visita una delle culle della civiltà umana.
Leggete fino in fondo perché, a fine carrellata, ci sono anche delle sorprese fuori lista!
Buona lettura!

Lella
Edoardo De Angelis – 1970

Edoardo De Angelis

Proprio all’inizio dei nefasti ‘anni di piombo’ in una Roma ormai già divenuta disordinata megalopoli, stuprata in pressoché qualsiasi orifizio da avidi ‘palazzinari’, in cui la società cittadina sta smaltendo con una certa dose di lassismo le droghe del ‘boom economico’, un assassino confessa ad un suo amico un orribile delitto, compiuto quattro anni prima.

A morire strangolata è Lella, la ricca e annoiata moglie di un altrettanto ricco usurario della centralissima Via del Tritone, colpevole di aver deciso di troncare la relazione col suo amante proprio il giorno di San Silvestro.

Della canzone, diventata col tempo una piccola gemma nascosta della musica leggera italiana, è particolarmente famoso il ritornello dove il reo confesso racconta il suo inconfessabile segreto con la celebre cantata: “E te lo vojo di’ che so’ stato io / E so quattr’anni che me tengo ‘sto segreto…”.

“Lella” è stata interpretata, oltre che dallo stesso De Angelis e dalla Schola Cantorum, anche da Lando Fiorini, da Aldo Donati e dai Vianella di Edoardo Vianello.

Pregevolissima la versione di inizio anni 2000 di De Angelis in duetto con Antonello Venditti.

Lasciarsi un giorno a Roma
Niccolò Fabi – 1998

Niccolò Fabi

Nel febbraio del 1998 un ancora giovanissimo Niccolò Fabi, reduce dall’ottimo debutto sanremese dell’anno precedente con “Capelli” porta al Festival della Canzone Italiana condotto da Raimondo Vianello una canzone che diventerà in breve una delle sue più famose e riconosciute opere: “Lasciarsi un giorno a Roma”.

Dall’ottimo arrangiamento e dal ritmo cadenzato ma molto frenetico, la canzone è solo apparentemente l’ennesima ‘sviolinata d’amore’ ma, come da tradizione del cantautore romano, affronta l’introspezione malinconica di un’intera generazione (quella purtroppo definita ‘persa’ dei teenager di fine anni ’90), proprio in uno dei rari momenti di benessere e di progresso della Città Eterna, purtroppo durato troppo poco.

Epico l’inizio della canzone con la famosa strofa: “Non ho visto nessuno andare incontro ad un calcio in faccia / Con la tua calma, indifferenza, sembra quasi che ti piaccia”.

Canzone per davvero evergreen.

Arrivederci Roma
Renato Rascel – 1955

Renato Rascel

A dieci anni dalla fine della devastante Seconda Guerra Mondiale, che l’aveva ridotta ad un cumulo di macerie, l’Italia viene velocemente ricostruita sia urbanisticamente che industrialmente: è l’inizio del cosiddetto ‘boom economico’ che porterà il paese a divenire una delle principali potenze industriali del dopoguerra.
La città di Roma, fortunatamente quasi scampata indenne alla furia delle bombe grazie al suo status di ‘città aperta’, sembra aver dimenticato piuttosto in fretta gli orrori del conflitto: gli studios di Cinecittà ospitano le produzioni kolossal statunitensi, comincia la ‘Dolce Vita’ felliniana a Via Veneto e l’esplosione del turismo crea benessere e ricchezza tra la popolazione.

In questa che viene spesso definita una primavera magica del periodo capitolino repubblicano, il piccolo (ma solo di statura) Renato Rascel, comico emergente del periodo eccezionalmente dotato di arguzia e satira abbastanza graffiante per il tempo in cui vige ancora la censura, scrive una delle canzoni più belle dedicate all’Urbe: “Arrivederci Roma”.

Goodbye, au revoir”, i saluti degli ipotetici turisti nel celebre ritornello della canzone riescono a commuovere anche il più duro dei cuori dei romani (gente non propriamente sempre delicata), per una melodia divenuta negli anni uno dei tanti inni della città.

Cantata da moltissimi artisti anche internazionali (celebre la versione di Dean Martin, al secolo Dino Crocetti), per ogni romano che lascia definitivamente la città è un pugno stile Divina Scuola d’Hokuto diritto allo stomaco.

Roma Capoccia
Antonello Venditti – 1972

Antonello Venditti

Nel 1963, un quattordicenne Antonello Venditti, già graziato da Euterpe, scrive e compone una canzone che potrà pubblicare solo dopo quasi dieci anni, dedicata alla sua città natale che tanto ama.

“Roma Capoccia” viene incisa nel 1972, nell’album “Theorius Campus” scritto a quattro mani con Francesco De Gregori; il Long Playing non riscuote molto successo commerciale, tuttavia proprio la canzone di Venditti su Roma viene particolarmente apprezzata, divenendo in breve il pezzo più riconosciuto di tutto il disco.
Ciò regala l’inizio della grande fama a Venditti, e la canzone entrerà nei classici della musica leggera italiana.

Scritta in romanesco (modernizzato, capibile senza problemi anche ai non romani), il testo è molto semplice, di rapido impatto e la melodia orecchiabile ed intuitiva completa l’opera di riconoscimento tra la gente.

Non ha particolari velleità né denunzie sociali (cosa molto comune nei testi dei cantautori dell’epoca), e forse per questo è stata particolarmente gradita alla gente.

Curiosità: “capoccia”, sebbene sia inserito nel dizionario della lingua italiana e capito in tutta la penisola, è un termine per indicare la testa usato pressoché soltanto a Roma dai romani.

Grande Raccordo Anulare
Corrado Guzzanti – 2001

Corrado Guzzanti

Ad inizio del nuovo millennio, il genio totale di Corrado Guzzanti si riunisce ad un cast stellare capitanato da Serena Dandini per una trasmissione cult del periodo: “L’Ottavo Nano”, diretta discendente delle storiche trasmissioni comiche degli anni ’90 della RAI come “Avanzi” e “Pippo Chennedy Show”.

Il risultato, con attori del calibro di Neri Marcoré, Giobbe Covatta e Ficarra e Picone è eccezionale: si ride dall’inizio alla fine, con una satira graffiante, giovane e fresca di un paese perennemente sull’orlo della guerra sociale, in cui l’odio per l’avversario politico (e l’opposta fazione) non faceva ben comprendere il baratro economico in cui gli italiani si stavano allegramente cacciando, e che sarebbe poi esploso di lì a pochi anni con la devastante crisi economica.

Corrado Guzzanti mette su la parodia di Antonello Venditti e delle sue melense (e ripetitive, in molti casi) canzoni su Roma, truccandosi esattamente come lui e componendo una hit esilarante, in cui tutta la Capitale d’Italia è raccontata per mezzo di… “Tuttocittà”, ossia la famosa raccolta di mappe stradali, antesignana di Google Maps.

Ogni uscita del GRA (il Grande Raccordo Anulare, l’enorme autostrada circolare che circonda Roma) è cantata da Guzzanti in maniera comica e grottesca, riproponendo effettivamente molte frustrazioni e disservizi che i romani, storicamente impantanati nel traffico e nella pessima gestione urbana del loro comune, pativano e patiscono ancora ogni giorno.

La parodia del forse a volte eccessivo amore di Venditti per Roma si sublima con la famosa frase del ritornello: “E se nasce una bambina poi la chiameremo Roma!”.

E nun ce vojo sta
Alberto Griso – 1976

Gli Oliver Onions

In pieno periodo del ‘poliziottesco’, ossia il genere di film a metà strada tra thriller e poliziesco molto popolare in Italia durante tutti gli anni ’70, i fratelli Guido e Maurizio De Angelis (i famosi Oliver Onions) compongono una superlativa ballata ‘di periferia’ che viene messa come canzone dei titoli di coda di uno dei più famosi film di Tomas Milian nei panni dell’ispettore Nico Giraldi“Squadra Antifurto”.

La graffiante e potente voce di Alberto Griso è perfetta per una canzone rude, galeotta, che parla di un ‘coatto’ (inteso come l’iniziale senso di detenuto, e non come tamarro, usato invece ai giorni nostri) che viene a sapere, non proprio allegramente, della relazione della sua donna con un certo Proietti detto ‘er playboy’, mentre lui è gentile ospite delle patrie galere.

“E nun ce vojo sta” (tradotto in italiano: “Non ci voglio stare”) è una delle tante perle nascoste della canzone popolare italiana che merita davvero di essere riscoperta, e non solo quando si sta per lasciare Roma!

Vola Lazio Vola
Toni Malco – 1983

Toni Malco

Ad inizio anni ’80 del 1900 la Società Sportiva Lazio, la prima polisportiva nata a Roma il 9 gennaio del 1900 e tra le prime grandi polisportive d’Europa, versava in bruttissime acque: anni di scellerata gestione societaria, guide tecniche discutibili e campagne acquisti ancora più discutibili avevano levato ogni ricordo della grande Lazio Campione d’Italia del 1974 guidata da Tommaso Maestrelli e condotta in campo da Giorgio Chinaglia.

Ad una classifica deprimente già da fine anni ’70, si aggiunse anche l’onta della serie B, e neppure un glorificato ritorno dello ‘zio d’America’ Chinaglia, stavolta come presidente, poté salvare la società da anni amari nella serie cadetta, resi ancora più tristi dallo scandalo del calcio scommesse.

Proprio in uno dei momenti più brutti della sua storia, il cantautore di dichiarata fede laziale Toni Malco compose non l’ennesimo inno, ma una stupenda poesia musicale dedicata alla sua squadra del cuore sì, ma che è anche un grande atto d’amore per Roma e per la parte laziale della città.

“Vola Lazio Vola” è uno degli inni calcistici più riconosciuti ed amati non solo in Italia e non solo dai tifosi laziali, ed è divenuto con gli anni un classico della musica leggera italiana, anche fuori dagli stadi.

Casetta de Trastevere
Del Pelo-De Torres-Simeoni – 1934

Gabriella Ferri

Durante gli anni ’30 del 1900, l’allora duce d’Italia Benito Mussolini decise di rinnovare pesantemente il tessuto urbano della città di Roma, eseguendo una serie di grandi interventi atti a modernizzare l’Urbe.

Tra i tanti, particolarmente sentito fu l’abbattimento di una grande quantità di case nello storico rione di Trastevere (all’epoca estremamente popolare, abitato da romani di bassa classe sociale), il famoso ‘core de Roma’.

La serie di casupole, spesso pericolanti, costruite sul greto del Tevere venne così abbattuta e la gente ivi residente sfollata in altre parti – più salubri e nuove – della città.

Questo fatto, che col senno di poi risultò comunque efficace per rimodellare un quartiere ben più che fatiscente, venne però visto dal popolino come una profonda ferita, dolorosa.

Proprio su questo sentimento nacque la canzone “Casetta de Trastevere”, dove un trasteverino vede l’opera di demolizione della sua vecchia casupola d’infanzia e ripensa alla sua mamma, ormai deceduta, che gli par di vedere ancora lì mentre i muratori, impietosi, buttano giù un pezzo del suo passato.

Canzone struggente e drammatica, come da buona tradizione popolare romana (andante sempre sul tragico abbondante), sebbene sia originaria del 1934 fu portata alla ribalta nazionale dal ‘reuccio’ Claudio Villa, durante il suo periodo dorato dell’immediato dopoguerra.
Struggente e onirica la versione cantata da Gabriella Ferri a metà degli anni ’70.

Vacanze Romane
Matia Bazar – 1983

Antonella Ruggiero

Negli anni delle improponibili giacche con le mega-spalline, dei capelli cotonati e dell’avvento di MTV, i Matia Bazar di Antonella Ruggiero presentano in uno storico Sanremo (per intenderci, è quello di “Vita Spericolata” di Vasco Rossi e di “L’Italiano” di Toto Cutugno) una canzone destinata a diventare uno dei loro cavalli di battaglia, nonché pezzo dei più riconosciuti ed apprezzati della band genovese: “Vacanze Romane”.

Dal titolo che è un chiaro omaggio al celebre film con Audrey Hepburn e Gregory Peck, la musica quasi da operetta porta dolcemente con sé un testo anacronistico e dicotomico, che mette in risalto il degrado degli ‘anni di fango’ della Capitale contemporaneamente alle sue bellezze sognate ed ammirate, ma che ormai sembrano solo un sogno di un tempo passato.

Le citazioni felliniane e l’atmosfera surreale viaggia perfettamente nel sintonizzatore pop dei Matia Bazar, ed il pezzo diventa immediatamente un grande successo.

Il negozio di antiquariato
Niccolò Fabi – 2003

Niccolò Fabi

“Non si può cercare un negozio di antiquariato in Via del Corso” cantava Niccolò Fabi ad inizio anni 2000, quando Roma stava giusto vivendo la fine di un breve ma intenso e florido periodo di ‘mini-boom’, non solo economico ma anche culturale e, nello specifico, musicale.

Via del Corso è una delle vie più famose del centro storico di Roma: lunga un chilometro e mezzo, è la via centrale del rinomato “tridente mediceo”, ovverosia il complesso urbanistico composto, oltre che da Via del Corso, da Via del Babuino (la via dell’alta moda e dei negozi di lusso) e via di Ripetta, la storica via dove ha sede l’altrettanto storica Accademia di Belle Arti.

Via del Corso, precedentemente nota come Via Lata, è una via prettamente commerciale: decine e decine di negozi da entrambi i lati si sviluppano senza soluzione di continuità da Piazza del Popolo a Piazza Venezia, per la gioia dei turisti e per la (molta meno) gioia dei romani, specie nei giorni festivi.

In così tanta confusione e via vai di soldi spesi facilmente in magliette alla moda e costosi completi da ragazza, è ovviamente impossibile trovare un’attività un pelo più di ‘nicchia’ come un negozio di antiquariato: un esercizio che ha bisogno invece degli spazi giusti e delle vie giuste, magari meno iper-commerciali.

“Ogni acquisto ha il suo luogo giusto / E non tutte le strade sono un percorso”e se lo dice la delicata poetica di Fabi, in questa canzone giunto ad un altissimo livello di maturazione artistica, bisogna pur credergli.

In questa città
Max Pezzali – 2019

Max Pezzali

Il pavese Max Pezzali, storico frontman dei mitici 883 e cantante tra i più amati di chi era molto giovane negli anni ’90, da semplice ragazzo di provincia ne ha fatta di strada, non c’è che dire.
Oltre a diventare un’autentica icona del pop italiano, ha avuto anche le sue belle esperienze amorose, ed una di queste lo ha fatto divenire papà.
Durante il suo precedente matrimonio, Max ha vissuto per moltissimo tempo a Roma, città che lo ha letteralmente conquistato ben più che Milano.
“In questa città” è una malinconica e dolce ballata d’autentico amore per la Città Eterna che, benché ormai divenuta convulsa e confusionaria megalopoli piena di problemi, riesce comunque a scaldare sempre il cuore dell’ex ragazzo di Pavia.

E per concludere, menzione speciale per…

One of Us
Joan Osborne – 1995

Joan Osborne

A metà dei complicati anni ’90, che videro il completamento della secolarizzazione della civiltà occidentale iniziato già nel dopoguerra, la cantautrice statunitense Joan Osborne incide la sua hit di maggior successo, diventata presto un tormentone internazionale: “One of Us”.
La canzone, specchio perfetto degli anni ’90 e del degrado sociale e culturale che hanno rappresentato per l’occidente, immagina la situazione di dio nel caso si ritrovasse ad essere un comune essere umano.
Annoiata, ironica e splendidamente cinica, “One of Us” è diventata col tempo una hit evergreen internazionale.
Roma viene citata nel finale del famoso ritornello, quando – sempre immaginando un dio divenuto uomo tra la massa informe di altri uomini – la Osborne immagina il creatore “Just tryin’ to make his way home / Like back up to heaven all alone / Nobody callin’ on the phone / ‘Cept for the Pope maybe in Rome”.

Home
Michael Bublé – 2005

Michael Bublé

Essere spesso lontano da casa per lavoro è la situazione in cui si trova molta gente nel mondo, anche se – fortunatamente – con l’internettizzazione delle masse tale forzata condizione è scemata di molto.
La vita per un cantante di successo come il canadese Michael Bublé comunque non dev’essere stata così tranquilla e rilassata nel periodo del suo maggiore successo, nella metà degli anni 2000: sempre in giro per tournée e concerti, ora a Parigi, ora a Roma.

Capita così che la nostalgia di casa faccia scrivere un pezzo eccezionale, divenuto un classico della musica leggera internazionale: “Home”.
Tra inverni ed estati romane e parigine, il buon Michael ha fatto comunque un bel po’ di quattrini, e crediamo proprio che dopo tutti questi anni sia potuto ritornare finalmente a casa, ricco e felice.

Rome Wasn’t Build in a Day
Morcheeba – 2000

I Morcheeba

Per ogni cosa al mondo ci vuole pazienza, si sa.
Del resto, Roma non fu fatta in un giorno, giusto?
È proprio così che la pensavano nel 2000 i componenti della band inglese Morcheeba, e difatti ben decisero di inciderlo in una canzone.
Tutt’ora, “Rome Wasn’t Build in a Day” rimane il più grande successo commerciale del gruppo.
Molto accattivante e di facile memorizzazione il famoso ritornello che dice: “You and me, were meant to be / Walking free, in harmony / One fine day, we’ll fly away / Don’t you know that Rome wasn’t built in a day / Hey hey hey”.
Canzone che non ha nulla di speciale, ma ai tempi risultò piacevole per il pubblico mainstream.

Autore: Giorgio Fiorini

IT Project Manager

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