Coronavirus: quello che abbiamo imparato (e forse, già lo sapevamo)

Nelle settimane di quarantena e blocco pressoché totale di qualsiasi attività dovute all’infezione da SARS-Cov-2, forse c’è qualche cosa che abbiamo imparato.
Qualcosa che, nel mondo digitalizzato e di rapidissima fruizione (di tutto) a cui siamo stati abituati negli ultimi vent’anni, qualcuno di noi aveva dimenticato.
Un virus di origine zoonotica e il panico amministrativo del Governo ce l’hanno ricordato.

Ci eravamo dimenticati che…

Forse, i negozi sotto casa, l’alimentari, l’ortolano, la cartoleria, il bar all’angolo, dove ormai non andavamo praticamente più, magari servono.

L’idraulico, l’elettricista, il gommista, il carrozziere, il tecnico del computer e il meccanico, quelli con la botteguccia sotto casa per intenderci, a cui non ci rivolgevamo più in favore dei grandi centri d’assistenza (per nulla economici), magari servono.

Che gli Apple Store sono posti magici, meravigliosi, super cool, super giovani, super moderni (super cari), ma in cui sei solo un numero di ricevuta o fattura.
E, soprattutto, non sono sempre a tua disposizione, quando hai la batteria gonfia del cellulare e non sai a chi rivolgerti.

Che mettersi in fila per trenta o quaranta minuti per andare a prendere pane e latte e poco altro, lì all’Esselunga, forse è un pelo scomodo, soprattutto quando l’alimentari sotto casa tua vende la stessa roba, allo stesso prezzo o poco più.

Che le nostre strade ed i nostri quartieri, senza negozi, bar, ristoranti e tutte le attività che, da anni, gli italiani schifano e disprezzano, forse sono meno sicuri e più tristi, sporchi e sciatti.

Che Amazon e qualsiasi altro servizio di vendite online non può coprire al 100% tutta la filiera delle compravendite, e che, soprattutto, non è bene che ad una singola multinazionale venga dato il potere totale di decidere dove, come e quando consegnarti ciò che hai comperato.
Che la concorrenza è bella, perché porta vantaggi al cliente finale.

Che è bello che qualcuno ti porti a casa la pizza, il panino, o semplicemente venga a ripararti il Mac, il ferro da stiro o il flessibile dello scaldabagno che perde.

Che, in buona sostanza, i piccoli negozi e le piccole attività SERVONO, e serviranno sempre.
Che, forse, 15 Euro per un taglio di capelli (comprensivi di IVA e balzelli vari dello Stato), sono soldi ben spesi.

Che, magari, una sana economia prevede servizi digitali e servizi fisici, sul posto.
Che i piccoli commercianti e professionisti sul posto ti conoscono meglio e ti possono servire in molti casi molto meglio della grande distribuzione, che per ovvi motivi logistici tende a ‘far massa’ senza badare troppo al singolo cliente.

Che, in sostanza, forse hai imparato a portare rispetto per quei milioni di italiani (e non) che permettono ogni santo giorno alla tua economia di sopravvivere e, soprattutto, A TE DI SCEGLIERE.

Forse, sotto sotto, il virus va ringraziato.

Autore: Giorgio Fiorini

IT Project Manager

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